Spunti e Virgole | Architecture
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CASAfacile Academy

Lunedì scorso CASAfacile ha convocato tutte le #bloggerCFstyle nella bellissima sede di Milano della Mondadori (si proprio quella meravigliosa progettata da Oscar Niemeyer) per trascorrere insieme un’interessante e bellissima giornata formativa.

Fotografia di Martina Cima

Oltre ad averci chiarito le idee su come scrivere ed editare foto per un buon articolo, sia sul sito di CASAfacile che sul nostro blog, ci hanno fatto fare un giro nella viva redazione in cui nasce mese dopo mese la nostra rivista del cuore. Un centro pulsante di idee in cui un team di grafici, architetti e la meravigliosa direttrice Giusi Silighini lavorano ogni giorno.
Ancora non mi sembra vero di essere un piccolo ingranaggio di questa macchina – un sogno cominciato ad Aprile, in occasione del Fuorisalone 2018, che si sta trasformando in un’avventura in compagnia di tante altre persone che condividono con me la passione per questa rivista e per la scrittura.

Ma, prima di salutarci e archiviare questa bellissima giornata insieme, siamo state divise in otto gruppi da sei per lavorare ad un esercizio che consisteva nello sviluppare una moodboard indicata al design e alla filosofia della cucina Scavolini (sponsor ufficiale della giornata) che ci era stata assegnata. A noi è toccata la meravigliosa QI, disegnata da Oki Sato per lo studio giapponese Nendo – uno spazio di lavoro flessibile e funzionale che sfrutta le pareti per alternare ai comuni pensili la possibilità di mensole con contenitori, ideali per tenere in ordine comodamente la cucina.
Ispirate dalla colorazione in Laccato Opaco Grigio Ferro, ecco quello che io e le mie compagne Francesca di “The Bluebird Kitchen”, Valentina di “Appunti di casa“, Serena di “Picsilli“, Daisy di “A tiny travel story” e Deborah di “More Time Studio” siamo riuscite a tirarne fuori:

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House NA By Sou Fujimoto

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Anche per questo secondo appuntamento “giapponese” ho scelto di parlarvi di una meravigliosa ed inusuale abitazione, sempre tra le mie preferite e opera dell’architetto Sou Fujimoto.
Ancora una volta ci troviamo davanti ad un progetto sperimentale e di grande impatto, grazie alla sue pareti trasparenti che la contraddistinguono rispetto alle abitazioni in cemento di questo tranquillo quartiere di Tokyo.
Apparentemente piccola dall’esterno, questa casa di 85 mq è composta da 21 piani che suddivisi su diverse altezze si collegano tra loro, soddisfacendo in questo modo il desiderio della giovane coppia committente di vivere da nomadi dentro la propria costruzione.
Anche in questo caso la flessibilità degli spazi consente di stare intimamente in un unico spazio (con l’ausilio di binari e tende) o distribuire gli ospiti in tutta casa. L’architetto ha definito e paragonato quest’abitazione ad un albero che, attraverso un tronco centrale che collega tra di loro i rami, mette in comunicazione i singoli livelli permettendo alle persone di vedersi ed interagire anche stando in punti differenti.

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Partendo da un livello d’ingresso, i successivi e superiori piani sono raggiungibili attraverso una serie di scale fisse ed altre invece mobili che all’occorrenza minimizzano lo spazio di circolazione trasformandolo in superficie di seduta o da lavoro.
Il delicato problema della privacy, già affrontato con la Moriyama House, qui è ancora più evidente. A dividere la superficie pubblica circostante dalla vita privata scandita all’interno di queste mura ci sono quasi solo grandi finestre attrezzate di lunghe tende (nemmeno troppo coprenti a dire la verità) che vengono ormai quasi sempre tenute accostate per colpa dei turisti curiosi.
La struttura, formata da sottili telai in acciaio bianco, nasconde una parte della propria tecnica all’interno delle sottili pavimentazioni in betulla, diventando con le serpentine un’importante fonte di calore per l’inverno, mentre la restante si trova insieme all’HVAC e all’idraulica nella parete in calcestruzzo a nord, nella parte posteriore della casa e nei rinforzi laterali. Per quanto riguarda l’estate ed i mesi caldi, invece, il posizionamento strategico della superficie vetrata consente una corretta ventilazione e massimizza il flusso d’aria.

A mostrarci i bellissimi interni sempre le fotografie di Iwan Baan. Non ci resta che entrare, cosa ne dite?

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House_NA_7e8Fotografie di Iwan Baan
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Moriyama House By SANAA

Moriyama-Hoise_PlantCome già accennato su Instagram, il viaggio in Giappone è stato l’occasione per vedere di persona e misurarmi con la complessità e bellezza di architetture che ho studiato all’università e di cui mi sono subito appassionata!
La Moriyama House, in assoluto la mia preferita, è molto di più che un semplice nucleo abitativo ma un progetto dinamico che chiude e distribuisce in un giardino oltre dieci diversi volumi con differenti altezze e dimensioni.
I blocchi più bassi contengono al loro interno un unica funzione (come ad esempio un bagno o una piccola sala da pranzo), mentre quelli su due o più piani incastrano e collegano tra loro diversi spazi abitativi.

Il committente, un uomo di nome Yasuo Moriyama, occupa buona parte dei volumi ma affitta gli altri ad inquilini con cui condivide l’esterno circostante, scegliendo in questo modo quali e quante unità utilizzare per se stesso.
Le ridotte dimensioni di questi spazi non devono sorprendere, ci troviamo in Giappone dove le le persone sono abituate ad abitazioni compatte, arredi minimali e soprattutto a trascorrere moltissimo tempo fuori casa.

Nonostante il quartiere periferico di Tokyo in cui si colloca questa inusuale residenza sia un luogo tranquillo e silenzioso, i percorsi che collagano tra loro i moduli e si affacciano sulle strade intorno diventano giardino privato ma anche spazio pubblico, trasformando il confine con lo spazio privato sottile ed indefinito.
La ricerca fatta dagli architetti Ryue Nishizawa e Kazujo Sejima mira a creare case che non si chiudano verso l’interno ma si aprano piuttosto, attraverso aperture e la frammentazione degli spazi, verso il proprio quartiere e in maniera più ampia verso la grande città.
Il rispetto reciproco e la privacy sono principi radicati e alla base della cultura giapponese e favoriscono e alleggeriscono di conseguenza anche la delicata convivenza in comunità, dove la libertà personale non è però in alcun modo minacciata dalla presenza di altre persone.

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Negli anni la probabile frequenza e invadenza dei turisti ha reso questo luogo indisturbato, invece, soggetto ad ostacoli che hanno finito per minare quella che prima era una quieta e riservata vita di quartiere.
Essendo tutt’ora una residenza, gli abitanti si sono dunque trovati costretti a delimitare il giardino con cartelli che vietano ad estranei l’ingresso nella proprietà – purtroppo per me, una richiesta più che legittima!

Non vi nego che, dato il mio entusiasmo e la mia passione per questo progetto, avrei voluto tantissimo entrare e visitare questi volumi nella loro totalità, sedermi a terra ed osservare le abitudini delle persone dentro ognuno di essi.
Anche gli interni, infatti, nella loro semplicità sono bellissimi. Spazi luminosi e aperti verso l’esterno, puri nelle loro pareti pulite e bianche ma alternati da pavimenti in legno per le zone private e colate in calcestruzzo per i locali di servizio. Spazi piccoli sì, ma che acquisiscono respiro grazie all’essenzialità degli arredi e ai colori neutri, spennellati qua e là solo da libri e molte piante.
A mostrarci gli interni è il talentuoso e famoso fotografo Iwan Baan che, per fortuna, è potuto entrare per mostrarci quello che solo in pochi hanno potuto vedere dal vivo. Siete curiosi? Vi lascio alcuni suoi scatti. Buona visione

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Iwan-Baan_2Fotografie di Iwan Baan
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